Ieri (24 agosto), nel giorno del 35° anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, la Coalizione dei volenterosi si è riunita a Kyiv per ribadire il proprio sostegno umanitario e militare a Kyiv, Il primo ministro britannico Andy Burnham, alla sua prima visita internazionale dall’ingresso a Downing Street, ha annunciato che Londra consentirà all’Ucraina di accedere a informazioni tecniche classificate relative ai componenti britannici dei missili da crociera Storm Shadow.
La decisione rappresenta un ulteriore passo verso una maggiore autonomia dell’industria della difesa ucraina, dopo oltre quattro anni di guerra caratterizzati da una forte dipendenza dalle forniture militari occidentali. Per Kyiv, sviluppare una capacità produttiva interna significa ridurre la vulnerabilità alle oscillazioni delle consegne e, allo stesso tempo, poter aumentare il numero di sistemi disponibili per colpire obiettivi militari e infrastrutture strategiche russe a grande distanza.
Per gli europei, invece, l’integrazione dell’industria ucraina nei programmi di difesa rappresenta un’opportunità per ampliare la capacità produttiva complessiva del continente. L’Ucraina ha infatti sviluppato durante il conflitto competenze e capacità industriali soprattutto nel settore dei droni, trasformando il Paese in uno dei principali laboratori europei per l’innovazione militare.
“Siamo con voi in questa lotta fino in fondo, con il cuore e con l’anima”, ha dichiarato Burnham a Kyiv, promettendo di mantenere il sostegno britannico nonostante le minacce provenienti da Mosca. Il premier ha inoltre chiesto agli alleati di aumentare la pressione economica sulla Russia, attraverso nuove sanzioni e misure volte a ridurre la capacità del Cremlino di finanziare lo sforzo bellico.
Se la produzione nazionale di missili rappresenta un investimento di medio-lungo periodo, l’emergenza per Kyiv è molto più immediata. L’Ucraina dispone infatti di scorte limitate di intercettori statunitensi Patriot, considerati il sistema più efficace a disposizione di Kyiv contro i missili balistici, e dato il limitato arsenale di Washington nella guerra con l’Iran, è possibile che ne avrà a disposizione sempre meno. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dunque chiesto agli alleati almeno 300 intercettori per affrontare i prossimi mesi e prepararsi all’inverno.
La questione delle scorte non riguarda tuttavia soltanto Kyiv. Anche i Paesi europei devono fare i conti con arsenali ridotti e capacità industriali insufficienti a ricostituire rapidamente le proprie riserve. La guerra in Ucraina ha infatti evidenziato uno dei principali problemi della difesa europea: la difficoltà dell’industria continentale ad aumentare la produzione di munizioni, missili e sistemi di difesa aerea alla velocità richiesta dalle nuove esigenze strategiche.
Per correre ai ripari, l’Unione europea ha approvato un ulteriore pacchetto da 6,1 miliardi di euro nell’ambito del sostegno all’Ucraina, destinato anche all’acquisto di equipaggiamenti per la difesa. L’obiettivo non è soltanto sostenere Kyiv nell’immediato, ma rafforzare progressivamente la capacità europea di produrre e approvvigionarsi di sistemi militari strategici.
Per il raggiungimento della pace, gli Stati Uniti non seguono l’Europa
Sul piano diplomatico, Kyiv continua a sostenere di essere pronta alla pace, ma non alla resa. Più di 50 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno chiesto alla Russia di accettare un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato e di tornare al tavolo dei negoziati per arrivare a una pace duratura. Alla dichiarazione hanno aderito, tra gli altri, tutti gli Stati membri dell’Unione europea, il Regno Unito, il Canada, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia, oltre all’Ucraina
A non aderire all’iniziativa sono stati invece gli Stati Uniti, segnando una differenza rispetto ai principali alleati europei. L’assenza di Washington è particolarmente significativa perché arriva mentre l’amministrazione statunitense continua a rivendicare un ruolo centrale negli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.
Il mancato sostegno alla dichiarazione non equivale tuttavia a un abbandono del processo negoziale. Secondo quanto riferito da Zelensky, Ucraina e Stati Uniti stanno lavorando a una diversa proposta comune da sottoporre a Mosca, che comprende un cessate il fuoco e ulteriori elementi relativi alla sicurezza e al futuro dei territori contesi.
Mentre i Paesi europei insistono sulla necessità di mantenere la pressione sulla Russia e chiedono che qualsiasi cessate il fuoco sia immediato e incondizionato, gli Stati Uniti sembrano dunque voler preservare maggiore spazio per una mediazione diretta con Mosca. I leader europei hanno infatti ribadito il sostegno a un cessate il fuoco “pieno, immediato e incondizionato”, ma hanno contemporaneamente confermato l’intenzione di continuare a rafforzare le capacità militari ucraine e di preparare una forza multinazionale da dispiegare nel Paese qualora venga raggiunta una cessazione credibile delle ostilità.
Mosca, dal canto suo, continua a respingere l’impostazione del vecchio continente, accusando i Paesi europei di utilizzare l’Ucraina come mezzo di pressione nei confronti della Russia e di presentarsi strumentalmente come sostenitori della pace.

